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martedì 12 luglio 2011

Il mestiere di scrivere: la scrittura vista dagli scrittori. Elogio della lentezza

Non scrivo mai alla svelta, cioè di getto. Sono uno scrittore lento, uno scrittore cauto. Sono anche uno scrittore incontentabile. Non assomiglio davvero a quelli che si compiacciono sempre del loro prodotto, manco urinassero ambrosia. In più ho molte manie. Tengo alla metrica, al ritmo della frase, alla cadenza della pagina, al suono delle parole. E guai alle assonanze, alle rime, alle ripetizioni non volute. La forma mi preme quanto la sostanza.
(O. Fallaci, La rabbia e l'orgoglio)


Non esistono ricette per la buona scrittura. E' utile, però, confrontarsi con le esperienze dei professionisti per riflettere, migliorare o trasgredire. Ed è essenziale amare la lettura, quella delle opere altrui, e anche delle nostre creazioni. Sembra paradossale ma spesso si ama più scrivere un romanzo che leggerlo. Leggerlo e rileggerlo, alla ricerca della perfezione, come la mano sapiente di un artista che rifinisce i particolari allo sfinimento, ad unguem, diceva Orazio nella sua Ars poetica, uno dei primi manuali di buona scrittura. Poi il saggio poeta consigliava di riporre l'opera in un cassetto per  almeno nove anni,  riprenderla in mano e rifinirla ancora. Quindi, non c'è nessuna fretta di prendere il manoscritto ancora fumante e gettarlo nella mischia editoriale. In fondo le opere di Orazio si leggono e si studiano ancora dopo duemila anni, e forse un motivo c'è. In fondo può essere gradevole curare e coccolare la propria creatura prima di liberarsene e guardare al prossimo libro. "Tanto c'è l'editor della casa editrice…" Povero editor, va bene che deve lavorare, ma a tutto c'è un limite. "Tanto faccio fare un editing a pagamento…" Va bene, poi non lamentatevi che il conto è salato o che dopo il maquillage non riconoscete più la vostra creatura.
Aspettiamo dunque che passi quel senso di noia e sazietà che segue la stesura di un libro e non assecondiamo l'euforia da pubblicazione immediata o la smania di passare ad altro argomento. Facciamo finta, dopo un mese, che il libro l'abbia scritto un altro (forse non lo sentirete nemmeno più così vostro) e che siate davvero curiosi di leggerlo e valutarlo con occhio critico. Chissà quali emozioni vi darà: vi farà ridere, riflettere, vi farà arrabbiare, vi farà sorprendere di voi stessi, nel bene e nel male. Forse scoprirete, per dirla sempre con Orazio, che la montagna ha partorito un topolino, o che chissà, avete costruito un monumento più duraturo delle piramidi.  Sarà comunque una bella esperienza.

Astrid Pesarino


Da leggere:  Milan Kundera, La lentezza, Adelphi, 1999
Da meditare: Lothar J.Seiwert, Elogio della lentezza, sette passi indietro per trovare il tempo che non pensavi di avere, Sperling & Kupfer, 2004


Una perla di saggezza filosofica:
La calma nell’azione. Come una cascata diventa nella caduta più lenta e sospesa, così il grande uomo d’azione suole agire con più calma di quanto il suo impetuoso desiderio facesse prevedere prima dell’azione.
(Fredrich Nietzsche, Umano, troppo umano, I)








sabato 22 gennaio 2011

Un libro per riflettere: “Libertadora!” di Toni Klingendrath


Proprio in questi giorni in cui i media ci offrono notizie di squallidi intrecci tra sesso e politica, da cui emerge un’immagine avvilente e avvilita della donna,  suggeriamo di leggere "Libertadora!" dello scrittore triestino Toni Klingendrath, pubblicato nel 2010 da Stampa alternativa.
Chi è questa Libertadora? Si tratta di Manuela Sáenz de Thorne, (Quito, 27 dicembre 1797Paita, Perù, 23 novembre 1856) definita dallo storico venezuelano Denzil Romero “la donna più importante nella storia dell'America Latina". Bellissima, passionale, spregiudicata, contribuì a liberare Lima dagli Spagnoli meritando di essere insignita dal generale Josè de San Martin dell’Ordine del Sole del Perù e quindi divenne l’amante e più stretta confidente dell’eroe Simón Bolivar, lottando accanto a lui per la liberazione del Sud America e salvandolo da un complotto (proprio in seguito a questo avvenimento venne soprannominata "Libertadora del Libertador").
 Klingendrath ci regala la possibilità di conoscere da vicino questo splendido personaggio, in un toccante romanzo. A fianco di un giovane Giuseppe Garibaldi giunto in visita a una Manuela al tramonto della sua vita, ridotta su una sedia a rotelle, in ristrettezze economiche ma sempre piena di fascino e dignità, ci sediamo ad ascoltare la storia di un’impresa epica e di un grande e tormentato amore che continua ancora 26 anni dopo la morte di Bolivar. Manuela, rimasta sola, come una sorta di vestale, conserva infatti la memoria del suo uomo e delle sue imprese in un grande archivio epistolare di cui è gelosa custode.
E quando si chiude questo bel libro ci assale un velo di tristezza pensando quanto una donna possa dare alla politica e alla storia e se è anche bella non per questo ha il dovere di essere solo un oggetto sessuale. Certamente Manuela non ebbe vita facile e diede abbondante materiale da pettegolezzo alle malelingue dell’epoca: conviveva more uxorio con Bolivar pur essendo sposata con un inglese, fumava, andava in giro a cavallo armata e vestita da uomo. Bolivar stesso ebbe modo di dire di lei: "Cavalca come me, è abile nel maneggio delle armi, padroneggia Tacito e Plutarco!” e ancora la definì “adorabile matta”. Ma non ebbe mai vergogna di sé stessa perché seguiva il suo istinto, il suo cuore e i suoi ideali e non certamente la smania di denaro e potere. Fu dunque una femminista ante litteram e le donne di oggi dovrebbero tener presente che è proprio per merito di eroine come Manuela che oggi possediamo diritti che non dovrebbero mai essere dati per scontati. D’altra parte la sua storia, assai poco conosciuta in Italia, fa anche comprendere come l’intrepido coraggio di quella studentessa universitaria di Guadalupe, Marisol Valles Garcia che assumendo l’incarico di Capo della Polizia, ha deciso di sfidare i narcos della sua città, abbia in America latina radici molto antiche e il suo bel viso fiero ricorda in modo significativo il volto della Libertadora raffigurato nei ritratti
Un altro particolare che fa riflettere è considerare con malinconia come gli sforzi degli ideali di grandi eroi siano destinati a crollare sotto la spinta di grevi interessi economici e politici: il sogno di un’America latina unita di Bolivar che si disgrega immediatamente dopo la sua morte e l’unità italiana per cui tanto ha lottato Giuseppe Garibaldi che cede miseramente sotto i colpi del federalismo.
Consigliamo dunque la lettura di questo libro molto ben scritto, con un linguaggio semplice e incisivo e accuratamente documentato a chi ha voglia di incontrare, almeno sulla carta, delle belle persone, con cui condividere l’incanto di grandi ideali e passioni sincere e pensare che sono esistite e forse potranno esistere ancora uomini e donne così, con grandi qualità e grandi difetti, ma che si vorrebbe davvero conoscere e magari diventarne amico.

Astrid Pesarino 


venerdì 31 dicembre 2010

Un libro da leggere per chi ama scrivere: "Accabadora"

In quest’ ultimo giorno del 2010 voglio consigliare un libro da leggere per chi ama scrivere (se qualcuno non l’ha ancora letto): Accabadora di Michela Murgia, Premio Campiello 2010, ed.Einaudi.
Maria Listru, quarta figlia di madre vedova, cresciuta come un cucciolo selvatico, viene adottata  come fill’ e anima dalla sarta Bonaria Urrai, un’anziana donna taciturna che tutti in paese guardano con rispetto ma anche con un’ombra di spavento nel volto. Agli occhi della bimba la donna, che alcune notti esce di nascosto e sembra portatrice di una sapienza profonda sulle cose della vita e della morte, è circondata da un alone di mistero impenetrabile. Maria non sa che Bonaria è un’accabadora, colei che finisce, l’ultima madre, che su richiesta della famiglia o della stessa vittima pratica l’eutanasia. E quando, divenuta donna, finalmente lo scopre, ha un violento rifiuto per Bonaria che l’ha amata per tanti anni: “Perché ci sono cose che non si fanno”. Il suo giudizio è inappellabile e scappa sul continente, in città, tra le ipocrisie di un mondo prosaico. Ma, informata che Bonaria sta per morire, torna al suo capezzale e lì, accanto a una donna che lei ama e che soffre, deve affrontare la propria coscienza.
Perché chi ama scrivere dovrebbe leggere questo libro? Perché Michela Murgia ha saputo trattare un tema di scottante attualità, scomodo, con grande originalità e poesia, lontano dai luoghi comuni, evocando una figura antica e avvolta nel mistero vista dagli occhi innocenti di una bambina. Ciò provoca un effetto di straniamento proiettando il lettore quasi in una dimensione mitica e sospesa nel tempo. Nella seconda parte del libro la prospettiva si rovescia e con Maria divenuta adulta ritorniamo con i piedi per terra nel crudo mondo reale, dove i confini tra ciò che è giusto e ciò che non lo è sono delimitati dai solchi profondi scavati dalla ragione. Ma quando Maria dovrà affrontare il momento dell’agonia e della morte tutto deve venire ancora ridiscusso. Ecco dunque una trama e dei personaggi dinamici e in mutamento, come le nostre idee quando si confrontano con la realtà. Il tutto espresso con un linguaggio scarno, che pesa attentamente le parole scavando in profondità nell’animo di chi legge.
Un passo da ricordare e meditare: “Non dire mai: di quest’acqua io non ne bevo. Potresti ritrovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata”.
Spunti per la scrittura:
In questo testo vediamo come concorrano a un risultato perfetto la capacità di costruire e porre in dialogo costruttivo tra loro  personaggi statici e dinamici.
I personaggi statici sono quelli che nel corso della storia non subiscono mutamenti di alcun tipo, né fisici, né psicologici, né di condizione sociale. In questo caso il personaggio statico può essere Bonaria Urrai, giustamente statica perché portatrice di tradizioni antichissime e immutate nel tempo.
I personaggi dinamici sono quelli che si modificano o dal punto di vista fisico o dal punto di vista psicologico o ancora passano da uno stato sociale a un altro. Qui è Maria Listru a essere personaggio dinamico, in trasformazione, non a caso, dato che è una giovane che sta vivendo il suo bildungsroman o romanzo di formazione. Vediamo, infatti, come alla fine del suo percorso di esperienze Maria raggiunga una nuova e più matura consapevolezza di sé.
Altri libri capolavoro che consigliamo e che vedono la vita dal punto di vista dei bambini è l’imperdibile Il sentiero dei nidi di ragno del grande Italo Calvino e il commovente Montedidio di Erri de Luca.
Astrid Pesarino

lunedì 20 dicembre 2010

Cos’è un agente letterario?

Molto spesso mi è capitato di incontrare persone, autori compresi, che avevano un’idea molto vaga o errata di cosa fosse un agente letterario.
Quando si parla di agente letterario in Italia è impossibile non parlare della figura di Erich Linder che a partire dall’immediato dopoguerra ai primi anni ’80, rivoluzionò il rapporto tra scrittori e case editrici. Fu infatti li primo agente italiano a rendersi conto dello sfruttamento cui erano soggetti gli scrittori e cominciò a difenderli stipulando regolari contratti e chiedendo anticipi sulle royalties.
Diceva : “Credo che l’autore sia vittima dell’editore, il mio scopo è difendere i suoi interessi.”
“Bisogna tener conto che per un editore un libro che va male è solo un incidente, per un autore può essere la rovina… E spesso l’insuccesso di un libro dipende da motivi di cui solo l’editore è responsabile”: come per esempio una copertina inadatta, la scelta del momento sbagliato per il lancio, un insufficiente lavoro dell’ufficio stampa ecc. (Erich Linder, Fondazione Aroldo e Alberto Mondadori, Milano 2003).
In effetti, per poter scrivere serenamente, gli autori hanno bisogno di essere sollevati da questioni amministrative e l’agenzia letteraria si assume proprio il compito di difendere gli interessi dei propri autori, condurre trattative che portino ad affermare i loro libri, gestire poi l’amministrazione economica che ne consegue. In sostanza l’agente è un intermediario tra la creatività dell’autore e l’industria del libro di cui rappresenta la coscienza di mercato. Essendo, di fatto, un promotore di cultura, più che collocare un bestseller sul mercato dovrebbe costruire percorsi stabili e duraturi per gli autori, tutelandoli e promuovendoli nel tempo.
Negli ultimi anni nel nostro Paese si è assistito a forti mutamenti: concentrazioni editoriali, nascita di grandi gruppi, progressiva scomparsa di quella familiarità ed artigianalità che a lungo ha caratterizzato il nostro mondo editoriale. Contemporaneamente, sono mutati i cosiddetti “mestieri del libro”: tra questi, anche la figura dell’agente letterario, che oggi gode di una maggior accettazione e viene considerato per molti aspetti una figura “irrinunciabile” dagli editori e dagli scrittori. Non più soltanto lo specialista dei contratti, il controllore dei rendiconti, l’esattore di royalties, ma un operatore editoriale a tutto tondo, capace di aiutare i propri clienti a condurre nel miglior modo possibile ogni momento della vita di un libro, dalla progettazione alla stesura, dalla lettura alla valutazione, dall’editing alla promozione pubblicitaria, in Italia e all’estero.
Ovviamente deve seguire e conoscere a fondo questo settore editoriale operando una ricerca costante, partecipando a fiere, convegni, curando la realizzazione di interviste e rassegne stampa.
Sostanzialmente le sue tre funzioni principali nella filiera editoriale sono: la ricerca di autori (già affermati o no) nazionali da proporre sul mercato nazionale o stranieri da proporre sul mercato nazionale, autori nazionali da proporre a mercati stranieri; la ricerca dell’editore giusto, la tutela dell’interesse economico, ma anche e soprattutto professionale dell’autore.
Il rapporto tra agente e autore comincia con la lettura del manoscritto di cui è il primo lettore critico che ne valuta l’efficacia, il valore culturale e letterario e il possibile impatto sul mercato editoriale, provvedendo ad una scrematura del mare magnum di manoscritti proposti da sedicenti scrittori, alla ricerca dei testi validi da pubblicare, promuovere e diffondere.
Valuta quali possono essere gli editori più adatti al testo (è suo compito tenere costantemente sotto controllo le politiche editoriali, le collane, le pubblicazioni delle varie case editrici) che possano rappresentare l’autore nel tempo e cura che esso sia presentato nella sua forma migliore. I suoi interessi infatti, coincidono con quelli dell’autore e quindi tende a non proporre l’opera all’editore finché questa non è giudicata pronta per il mercato: questo costituisce anche una garanzia per l’editore, che quindi preferisce prendere in considerazione opere presentate da agenti. Infatti il contatto con le case editrici è fondamentale: l’agente letterario vende agli editor, e per riuscirci deve godere di credibilità ed autorevolezza, di assoluta professionalità e discrezione.
L’agente segue poi la gestione delle opere all’interno delle case editrici, tutelando l’autore fino all’auspicata firma del contratto di pubblicazione: suo compito principale è quello di stipulare i contratti con gli editori per conto dell’autore, di verificare che vengano onorati correttamente e di seguire gli aspetti amministrativi che ne derivano (pagamenti di anticipi e rendiconti).
Infine si adopera perché l’editore svolga al meglio il ruolo di promotore dell’opera presso tutti i canali (forza di vendita, media) contribuendo alla notorietà dell’autore.
L’attenzione dell’agente per la carriera del suo autore è evidente: è questi, e nessun altro, che lo paga con una percentuale sui suoi proventi. Dunque, più l’agente riesce a far aumentare i proventi dell’autore, più egli guadagna.
Ma il rapporto che l’agente instaura con l’autore non è e non deve essere un rapporto di semplice natura contrattuale, ma diventa di sostegno, critica, incoraggiamento, freno, affinché l’autore possa dare il meglio di sé e non si svenda, e affinché in certi casi accetti anche logiche a lui incomprensibili, ma che l’agente, con la sua conoscenza del mercato, crede opportune in determinati momenti.
Bibliografia: L’agente letterario da Erich Linder a oggi, a cura della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano, Edizioni Sylvestre Bonnard, 2004.
Barbara Griffini, Diritto d’autore, agente letterario e traduttore nella filiera editoriale, Udine : Forum, 2006 (Lezioni e letture ; 9).
Articolo di Job on line.

Astrid Pesarino