
Insomma, diciamocela tutta, possiamo cambiare le nostre abitudini come vogliamo ma fino a quando dipenderemo dal mercato non avremo scampo. È inutile che ci mettiamo a fare storie, si stava meglio quando si stava peggio, tant'è vero che adesso che lo stato ha meno spese da sostenere succede l'esatto contrario: è più indebitato e noi paghiamo di più. Il mercato ci è venuto incontro non come la manna piovuta dal cielo ma come un tir che ti entra nel salotto.
Lo so cosa state pensando: ecco il solito comunista. Meglio comunista che babbione. Il mercato te la mette a quel posto, punto. Anche perchè, dicimocelo francamente, a noi piace così: abbiamo sempre avuto bisogno di qualcuno che faccia tutto al posto nostro. Ormai ci è rimasta la sola sopravvivenza più una serie infinita di cazzate che noi chiamiamo minimo indispensabile, dai cellulari all'i-pod, concessi dall'alto per distrarci e darci una parvenza di agiatezza che però, oramai, mostra segni di evidente e inconfessabile decadenza.
Il punto è: dove è finita la decenza? Dove s'è nascosta? Io non so rispondere, so solo che questa Pasqua ci vede protagonisti assoluti del mistero della fede: siamo noi i veri corcefissi, noi siamo nella passione come frustati e inchiodati alla croce di una esistenza ormai insoddisfacente. E però la domanda nasce spontanea: saremo in grado di risorgere, saremo capaci di tornare al cielo oppure Gesù, mentre saliva tra le nuvole, ci mostrava il dito medio in segno di benedizione? E se fosse davvero così?
Buona Pasqua.
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